Carature dell'oro spiegate: differenze tra 24k, 18k, 14k e 9k

Dal banco DIAMANTE, Bologna

Anelli in oro giallo, bianco e rosa di diverse carature affiancati su un piano da orafo

La caratura indica quanta parte di un gioiello è oro puro: 24 carati è oro fino al 99,9%, 18 carati ne contiene il 75%, 14 carati il 58,5% e 9 carati il 37,5%. La differenza tra un 18k e un 14k, quindi, non è di qualità costruttiva ma di contenuto: a parità di peso, il 18 carati racchiude più oro fino e vale proporzionalmente di più. In questa guida trovi la tabella completa delle carature con i millesimi corrispondenti, la spiegazione dei colori dell’oro e i metodi per riconoscere il titolo di un oggetto.

Cosa significa “carato” quando si parla di oro

Il carato dell’oro è una frazione in ventiquattresimi: indica quante parti su 24 della lega sono oro puro. Oro 18 carati significa 18 parti d’oro su 24, cioè il 75%; oro 24 carati significa oro praticamente puro. È un’eredità del sistema di pesi medievale, rimasta nell’uso di tutto il mondo anglosassone e nel linguaggio comune.

Non va confuso con il carato delle gemme, che è tutt’altra cosa: per diamanti e pietre preziose il carato è un’unità di peso (0,2 grammi), mentre per l’oro è una misura di purezza. Un “diamante da un carato” pesa 0,2 grammi; un “oro a 18 carati” può pesare qualsiasi cosa — il carato dice solo quanto è puro.

Il sistema moderno, adottato dalla normativa italiana ed europea, esprime la stessa informazione in millesimi: il titolo 750 significa 750 parti di oro fino su 1.000, che è esattamente 18/24. Sui gioielli italiani trovi punzonati i millesimi, non i carati: la corrispondenza tra i due sistemi è la prima cosa da avere sotto mano.

La tabella delle carature: dai 24k ai 9k

Ecco la corrispondenza completa tra carati, millesimi e contenuto d’oro, con gli usi tipici di ciascun titolo:

CaraturaMillesimiOro puroUsi tipici
24k99999,9%Lingotti, monete da investimento moderne, oro da investimento
22k91691,6%Sterline, Krugerrand, gioielleria tradizionale indiana e mediorientale
21k87587,5%Gioielleria tradizionale del mondo arabo
18k75075,0%Gioielleria italiana e alta gioielleria internazionale
14k58558,5%Gioielleria nordeuropea, americana e vintage
10k41741,7%Gioielleria economica nordamericana
9k37537,5%Gioielleria inglese e commerciale

In Italia il decreto legislativo 251/1999 riconosce per l’oro tre titoli legali: 750, 585 e 375 millesimi (è ammesso anche qualsiasi titolo superiore al 750, quindi il 916 e il 999 delle monete e dei lingotti sono pienamente legittimi). La gioielleria prodotta in Italia è quasi interamente a titolo 750: è lo standard della nostra tradizione orafa, il punto di equilibrio tra ricchezza del metallo e robustezza della lega.

Il 585 e il 375 li incontri soprattutto su oggetti esteri o d’epoca: catene tedesche e scandinave, gioielli inglesi e americani, produzione commerciale del secondo Novecento. Non sono oro “falso” né di qualità inferiore come manifattura: contengono semplicemente meno oro fino, e la valutazione a peso lo riflette in proporzione esatta.

Perché non si usa l’oro puro per i gioielli

L’oro a 24 carati è troppo tenero per l’uso quotidiano: si graffia, si deforma e non tiene le pietre in sicurezza. La durezza dell’oro puro è paragonabile a quella di alcune plastiche rigide: un anello indossato ogni giorno perderebbe la forma nel giro di poco tempo.

Legare l’oro con altri metalli — rame, argento, palladio, zinco — risolve il problema: la lega 750 è sensibilmente più dura del metallo puro, mantiene la lucidatura, regge le griffe che trattengono i diamanti. È il motivo per cui l’alta gioielleria mondiale lavora in 18 carati e non in oro puro: non è un risparmio, è una scelta tecnica.

L’oro puro resta invece il protagonista dell’investimento: lingotti e monete moderne come la Filarmonica di Vienna o la Maple Leaf canadese sono coniati a 999,9 millesimi, perché lì il metallo non deve resistere all’uso ma solo conservare valore. Il valore di tutti questi oggetti, gioielli compresi, discende sempre dalla stessa fonte: la quotazione dell’oro fino, che trovi aggiornata nella nostra pagina della quotazione con il calcolatore.

I colori dell’oro: giallo, bianco e rosa sono la stessa caratura

Il colore dell’oro dipende dai metalli di lega, non dalla purezza: un oro 750 può essere giallo, bianco o rosa mantenendo identico il contenuto di oro fino. I 250 millesimi che non sono oro fanno tutta la differenza cromatica.

L’oro giallo è la lega classica: oro, rame e argento in proporzioni bilanciate, che conservano la tonalità naturale del metallo. È il colore della tradizione italiana.

L’oro bianco nasce aggiungendo alla lega metalli “sbiancanti” come il palladio (o, in passato, il nichel, oggi fortemente limitato per le allergie). La lega risultante ha un colore grigio chiaro leggermente caldo; il bianco brillante che vedi in vetrina è quasi sempre dato dalla rodiatura, un sottile strato galvanico di rodio che con gli anni si consuma e si può rinnovare in laboratorio.

L’oro rosa deve la sua tonalità a una maggiore percentuale di rame nella lega. Più rame significa rosa più intenso: le varianti commerciali vanno dal rosa tenue al rosso deciso dell’oro “red gold” russo d’epoca.

Ai fini del valore a peso, il colore è irrilevante: ciò che conta è il titolo punzonato e il peso netto. Un bracciale in oro rosa 750 e uno in oro giallo 750 dello stesso peso contengono esattamente lo stesso oro fino.

Come riconoscere la caratura di un gioiello

Il metodo più immediato è cercare il punzone: sui gioielli italiani il titolo in millesimi (750, 585, 375) è impresso per legge, di solito accompagnato dal marchio di identificazione del produttore. Controlla l’interno del gambo degli anelli, la piastrina vicino alla chiusura di collane e bracciali, il retro di spille e pendenti. Sui pezzi esteri puoi trovare i carati (“18K”, “14K”, “9ct”) o marchi nazionali diversi: al sistema dei punzoni e alla loro lettura abbiamo dedicato una guida completa ai punzoni e ai marchi dei preziosi.

Se il punzone manca o è illeggibile — capita sugli oggetti molto vecchi, consumati o modificati — il titolo si verifica al banco. La pietra di paragone con i reagenti acidi è il metodo tradizionale: si sfrega l’oggetto sulla pietra e si osserva la reazione della traccia agli acidi calibrati per le diverse carature. L’analisi XRF (fluorescenza a raggi X) è il metodo moderno: uno strumento legge la composizione della lega in pochi secondi, senza intaccare l’oggetto.

Diffida invece dei metodi “casalinghi” che circolano online: la calamita esclude solo le patacche ferrose più grossolane, il test del morso appartiene ai film western, e i graffi improvvisati rischiano solo di danneggiare il gioiello. La verifica seria è rapida, non distruttiva e si fa davanti a te.

Quale caratura per quale uso: la scelta tecnica

Se la caratura non è una pagella di qualità, è però una scelta tecnica con conseguenze pratiche: durezza, colore e resa nel tempo cambiano con il titolo. Vale la pena conoscerle sia quando si acquista sia quando si eredita.

L’oro 750 è il compromesso della grande gioielleria: abbastanza ricco da avere il colore pieno e il pregio del metallo, abbastanza legato da reggere incassature, cerniere e usura quotidiana. Le fedi, gli anelli con diamanti e i gioielli destinati a durare generazioni si fanno in 750 non per tradizione cieca, ma perché il rapporto tra nobiltà e resistenza è il migliore possibile.

I titoli più bassi hanno vantaggi propri: il 585 e il 375 sono più duri e più economici, il che li rende adatti a catene sottili portate ogni giorno, gioielleria giovane e mercati dove il prezzo finale conta più del contenuto. Hanno però un colore meno caldo — più la lega è povera, più il giallo sbiadisce — e, nel caso del 375, una maggiore tendenza a ossidarsi leggermente nel tempo, perché oltre il 60% della lega è rame e argento che reagiscono con l’ambiente.

Sul fronte opposto, il 22 carati delle monete è possibile proprio perché una moneta non subisce le sollecitazioni di un anello: sta in un astuccio o in un caveau. Quando la gioielleria tradizionale indiana usa il 916 o il 999, accetta consapevolmente gioielli più teneri, da maneggiare con cura: è una scelta culturale dove l’oro è anche riserva di valore familiare, non solo ornamento.

Caratura e valore: cosa cambia davvero al momento della vendita

A parità di peso, il valore intrinseco cresce in proporzione diretta alla caratura: un grammo di 18k contiene il doppio esatto dell’oro fino di un grammo di 9k, e la valutazione a peso rispetta questa proporzione. Non esiste un “premio” per la caratura in sé: conta solo quanto oro fino c’è dentro.

Il calcolo è sempre lo stesso: quotazione dell’oro fino al grammo moltiplicata per il titolo in millesimi. La formula completa, con un esempio numerico passo passo, la trovi nella guida su quanto vale l’oro 18 carati — vale identica per ogni caratura, cambiando solo il moltiplicatore: 0,750 per il 18k, 0,585 per il 14k, 0,375 per il 9k.

Un’avvertenza pratica: su oggetti compositi (chiusure in metallo comune, molle in acciaio, pietre, riempimenti) il peso da valorizzare è solo quello del metallo prezioso. Ed è bene ricordare che caratura più bassa non significa oggetto senza valore: una catena inglese 375 d’epoca o un anello americano 585 ben costruito possono avere, oltre al metallo, un interesse commerciale come pezzi da recuperare.

In boutique

Se non sei sicuro della caratura dei tuoi oggetti — punzoni illeggibili, gioielli ereditati, pezzi comprati all’estero — la verifica al banco richiede pochi minuti. In boutique a Bologna controlliamo il titolo davanti a te, con la pietra di paragone o l’analisi XRF, e ti spieghiamo cosa emerge: quale caratura, quale peso netto, quale valore secondo la quotazione del giorno. È il modo più semplice per sapere cosa possiedi davvero, senza impegno e senza sorprese.

Domande frequenti

L'oro 14 carati è oro vero?

Sì, l'oro 14 carati è oro autentico: contiene 585 millesimi di oro puro, cioè il 58,5% del peso. È un titolo legale riconosciuto in Italia e molto diffuso in Nord Europa, Nord America e nel gioiello vintage. Vale ovviamente meno del 18 carati a parità di peso, in proporzione al minor contenuto di oro fino.

Che differenza c'è tra oro 18 carati e oro 24 carati?

L'oro 24 carati è oro praticamente puro (999 millesimi), morbido e di colore giallo intenso, usato per lingotti e monete da investimento. L'oro 18 carati è una lega con il 75% di oro e il 25% di altri metalli, molto più dura e adatta alla gioielleria di qualità. A parità di peso, il 18k contiene tre quarti dell'oro fino di un 24k.

L'oro rosa vale meno dell'oro giallo?

No, a parità di caratura oro rosa, giallo e bianco hanno lo stesso valore intrinseco: cambia solo la composizione dei metalli di lega, non la quantità di oro puro. Un anello in oro rosa 750 contiene esattamente lo stesso oro fino di uno in oro giallo 750 dello stesso peso.

Esiste l'oro 22 carati?

Sì, l'oro 22 carati (916 millesimi) è usato soprattutto per monete d'oro classiche come la sterlina inglese e il Krugerrand, e nella gioielleria tradizionale di India e Medio Oriente. In Italia non è un titolo legale per la gioielleria, che usa 750, 585 e 375, ma gli oggetti esteri a 916 millesimi hanno pieno valore in base al loro contenuto d'oro.

Fonti

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